Luogo che vai storie che trovi. Sembra un pensiero scontato e banale ma riflettiamoci su per un attimo: è vero! Ogni luogo che ci capita di visitare nel corso della nostra vita ha una sua propria storia. Una storia fatta di tante storie condivise, di avvenimenti più o meno importanti, persone, luoghi ben definiti. Di per sé un luogo ha sempre la stessa essenza, si arricchisce di significato e diventa speciale quando lo approfondiamo e ne apprendiamo la storia.

Possiamo godere della bellezza delle Dolomiti osservandole semplicemente ma quanto risultano più incredibili se ad esempio scopriamo che fino a 20 milioni di anni fa esse erano sotto il mare e che la roccia Dolomia che le costituisce non è altro che un accumulo milionario di conchiglie, coralli e alghe marine?

Quando poi una storia incredibile non è così distante nel tempo come quella delle Dolomiti ma molto più vicina a noi, diciamo alcune centinaia di anni, le sensazioni si fanno più intime e la vicinanza umana ad un luogo diventa più spirituale spingendoci a volerne sapere di più quasi come se la prossimità nel tempo significasse di fatto una maggiore semplicità di afferrarne la conoscenza, quasi una diretta conseguenza.

Ma é nel momento in cui troviamo un luogo che non racconta una storia ma ne racconta tante allora lì la nostra mente inizia davvero a viaggiare: dove siamo ora c’era un insediamento medioevale, ancora prima ci sono stati i romani e prima ancora ci passavano addirittura i celti e via a ritroso fino ai tempi di dominio delle leggende.

Un luogo che mi trasmette questa sensazione, è qui a Dobbiaco: la chiesetta di San Pietro “am Kofl” (lett. al Monte) sopra Santa Maria.

Costruita a mezza costa del Monte Rota, è considerato dalla tradizione popolare il più antico edificio consacrato dell’Alta Val Pusteria, più antico addirittura della Collegiata di San Candido. Edificata in età carolingia, su un preesistente luogo di culto pagano dedicato forse al ciclo dei solstizi, la cappella di San Pietro è una perla rara nei boschi pusteresi. Raggiungibile attraverso un sentiero meditativo costituito da sette stazioni di preghiera istituito nel 1996 – anno in cui anche la cappella è stata restaurata- la chiesetta sorge su uno sperone roccioso e arrivati in cima è possibile godere di una vista della vallata di Dobbiaco con una posizione privilegiata sul palcoscenico della Valle di Landro che vi si apre proprio di fronte. L’edifico attuale risale al XIII secolo, ed è più estesa di quella di età carolingia. Sulla chiesa primitiva è possibile solo fare delle supposizioni sulla base della documentazione archeologica: era più piccola e diversamente orientata, in quanto l’altare era rivolto ad oriente. Di essa rimane solo un tratto dell’abside e il pavimento in roccia inglobati entrambi nell’edifico medioevale.

Parte della strada che la costeggia risale a tempi antichissimi, e rappresenta un buon esempio di strada preromana che, al contrario delle strade lineari e diritte di epoca romana che privilegiavano per loro stessa natura le aree pianeggianti e correvano ove possibile a fondo valle lungo direttrici naturali quali fiumi e spartiacque, erano sempre a mezzacosta dei versanti montuosi.

Non si spiegherebbe altrimenti la ragione per la quale si decise di costruire in un luogo tanto scomodo una cappella se non vi fosse già stato qualcosa precedentemente. E qui inizia un’altra storia ovvero quella che riguarda la cristianizzazione della Val Pusteria che ebbe inizio intorno al 600 d.C. ca., laddove ai preesistenti luoghi di culto pagani si sono sovrapposti con un’operazione di acculturazione le tradizioni e i riti della religione cristiana. Ed è affascinante pensare che un luogo dedicato al sole sia stato trasformato con “l’equazione” luce solare = luce divina in un luogo consacrato a Dio.

Tutto questo ed altro ancora si percepisce e capisce visitando la chiesetta di San Pietro durante i giorni del solstizio d’inverno. Proprio in quei periodo, poco prima di Natale, e possibile assistere ad un fenomeno alquanto affascinante che sì, fa viaggiare nel tempo. Quale emozione osservare che ad un certo punto del giorno, poco prima di mezzogiorno, il sole filtra interamente con la sua luce dalla stretta finestra della parete occidentale (dove nell’edifico primitivo c’era l’abside),  illuminando l’altare costituito da un blocco di pietra lavorata e l’area circostante. Prima di me quanti tra celti, romani e cristiani avranno osservato il fenomeno del solstizio  proprio da quello speciale punto di osservazione che è il luogo dove ora sorge la chiesetta di San Pietro? A questo non so dare una risposta, quello che è certo che questo luogo continuerà ad affascinare anche chi verrà dopo di noi! Basta solo sapere che c’è e ora lo sapete! Buon viaggio.

©ALBERTO COMINI
Immagine e fonte: “Il sentiero dell spirito a San Pietro “am Kofl”, Parrocchia di Dobbiaco (a cura di) , Tappeiner Lana 1997.
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